Tag

, , , , , , , , , , , , , ,


Il 14 novembre prossimo sta per uscire in Italia Breaking Dawn – Part 2, l’ultimo film della saga vampiresca più amata delle ragazzine (e non solo!), tratti dai romanzi fantasy di Stephenie Meyer.

Riporto a partire da oggi una serie di articoli e commenti utili a capire che c’è del buono da estrarre dalla storia d’amore vampiresca e che può essere un buon mezzo per iniziare un dibattito interessante con i ragazzi, così assetati di Verità.

L’articolo che riporto oggi è del 2009 ed è uscito sul L’Osservatore Romano nel 2009. E’ della mia amica Silvia Guidi, che non vedo da tanto tempo ma che mi ha fatto conoscere la sua città, Firenze, in un modo molto speciale (in particolare il convento di San Marco). Grazie Silvia!!!

Il segreto di «Twilight»

di Silvia Guidi

“Verrà un giorno in cui gli uomini avranno occhi dorati e prenderanno i beni più grandi con mani innocenti”. A sorprendere non è il brano citato – un passo di Malina, il capolavoro di Ingeborg Bachmann – ma il contesto da cui è tratto:  un forum di discussione dei fan di Twilight, la saga di Stephenie Meyer che ha riscosso un successo senza precedenti diventando un fenomeno di costumedi dimensioni planetarie. Ci sono tante altre citazioni – come “ognuno uccide ciò che ama” di Oscar Wilde – ma in particolare la prosa della Bachmann ricorda ai twilighters lo sguardo del vampiro Edward Cullen che si accende di luce dorata mentre guarda la ragazza di cui è innamorato e diventa nero quando segue il suo istinto di natural born killer. Solo isteria collettiva, quella per Twilight? Anche se si trattasse solo di “belle facce e una storia che funziona”, come sostiene la maggioranza dei critici, questo non esaurirebbe il problema:  perché una storia funziona così tanto da affascinare milioni di persone (non solo teenager, esistono anche club di Twilight moms)? Ed e Bella – e insieme a loro i fans della saga – sono conquistati dal fascino dell’amore difficile, per cui vale la pena di rischiare. Con la loro storia in bilico tra due mondi (un Romeo e Giulietta atipico:  la minaccia non viene dall’esterno, ma da uno dei due) dimostrano che è impossibile esiliare le grandi domande dalla cultura e dall’arte; se le metti al bando dai libri impegnati, dalla letteratura accademica, dai corsi di laurea in semiologia, rispuntano nei film di cassetta per ragazzini, nelle saghe fantasy, nei teatri off degli scantinati metropolitani, fino a raggiungere il grande mare della cultura popolare. Storie “massimaliste” capaci di conquistare lettori e spettatori dando voce alle attese più profonde – e più censurate dalla cultura contemporanea – del cuore dell’uomo.
Non a caso si parla tanto di vampiri (anche nel bellissimo Lasciami entrare di John Ajvide Lindqvist):  dal romanticismo in poi, sono una comoda metafora per parlare di amore e morte, vita eterna, sacrificio e senso del peccato senza cadere nel ridicolo. “L’eternità inizia adesso” scandisce a lettere cubitali il trailer del film, ma per Ed e Bella l’eternità non è solo vivere per sempre, è soprattutto vivere di più, con un’intensità sconosciuta alla gente “normale”. Edward ha le reazioni e i sentimenti di un adolescente ma la maturità di chi ha vissuto già 108 anni; non sceglie di essere buono, ma viene cambiato dall’esempio di suo padre adottivo, il vampiro “vegetariano” Carlyle, e dall’incontro con la sua preda ideale (“non si gioca con il cibo” lo ammonisce il vampiro Laurent). Sullo sfondo ci sono i genitori separati di Bella, simbolo di chi ha rinunciato al “per sempre”; per loro, parafrasando un film di Verdone, l’amore è eterno finché dura. Suo padre Charlie le vuole bene, ma non sa letteralmente cosa dirle; vivere con lui significa solo la routine birra più partita, serate davanti alla tv a vedere sit-com che non piacciono a nessuno dei due, bistecca all’autogrill una volta a settimana, un affetto solido ma incapace di declinarsi in una compagnia reale alla sua vita. Bella ama suo padre ma non si aspetta molto da lui; vive quel tipo di scoramento che prende i ragazzi quando rivolgono a un adulto una domanda molto importante e si sentono dare risposte generiche o del tutto fuori tema.
Nella solitudine di Edward vede la sua stessa inquietudine:  sono entrambi due isolati, lui per la sua condizione di “mostro” sotto copertura, lei perché deve fingere interesse verso cose che non la interessano affatto, come il culto per lo shopping, l’attesa piena di aspettative per il ballo di fine anno, la smania di apparire sull’ultimo numero della rivistina della scuola, le chiacchiere con le amiche. Tutti e due, quando sono insieme, sono condannati all’attenzione:  Bella sa di rischiare la vita, Edward, per accettare di amarla, deve accettare di guardare in faccia il suo lato peggiore. L’esatto opposto dell’ideologia giovanilista del just do it!:  se vuoi puoi, il mondo è lì, basta afferrarlo. La realtà non segue questa legge, come ogni favola insegna:  Cenerentola sa che deve andarsene dal ballo al dodicesimo rintocco, altrimenti una gelata improvvisa verrebbe a inaridire tutto, trasformando la carrozza in una zucca, annullando anche l’incanto dell’amore. “La domanda non è “perché Twilight piace tanto” ma “come può un ragazzo restare indifferente?””, si chiedeva qualche mese fa Mariarosa Mancuso riflettendo sull’enorme successo del film.
(©L’Osservatore Romano – 21 agosto 2009)

Annunci