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La primavera è arrivata, quest’anno pure in anticipo. Tutto me lo fa capire: il sole, la temperatura, gli uccellini, le gambe gonfie, il sonno, l’allergia di mio figlio, quella vocina che mi urla ogni volta che apro l’armadio “devi fare il cambio stagione prima che tuo marito si presenti con la giacca di lana ad un appuntamento in pieno luglio”. E poi i fiori, ah, i fiori!

Fin dai primi segni primaverili che io comincio a pensare al balcone, abbandonato regolarmente durante l’inverno. Comincio a pensare che devo guardarlo, che devo sistemare le piante per salvare quel poco che mi è rimasto, che devo riempire quell’infinità di vasi che la mia megalomania ha deciso di mettere fuori. In realtà a me piace un mondo vederlo in fiore, ma c’è una congiura universale contro di me che fa sì che un giorno abbia solo 24 ore, che io debba pure dormire ogni giorno e che, tra le cose da fare, il balcone fiorito sia l’ultima delle priorità (ovviamente viene dopo della caccia al calzino spaiato alla mattina, quando devo vestire il pargolo, perché ho deciso di eliminare gli intermediari e fare rifornimento di vestiti direttamente dalla cesta della roba lavata, eliminando passaggi costosi come stiratura e rimessa nell’armadio).

Ieri ce l’ho fatta! Sono andata fuori armata di coraggio, paletta e acqua, a vedere com’era la situazione. Che desolazione! Quest’anno mi sono superata. L’anno scorso avevo scritto un post sulla morte apparente di un’ortensia. Magari quest’anno fosse solo questo: mi sono trovata in un cimitero.  Io che pensavo di fare dei travasi, delle potature, di spostare alcune piante da un vaso all’altro! Invece nulla. Un paesaggio desolante, una secchezza generale aggravata dalla presenza delle lucine di Natale che erano ancora lì (lo so, sono una bestia, comunque vi garantisco che mi sono premurate di staccare il timer dalla spina, giusto per non dare tanto nell’occhio). Vi assicuro che pensare alla primavera, ai fiori, sentire il tepore del sole e poi guardare un ammasso di vasi vuoti con cadaveri di piante secche, ma adornati con festoni di luci spenti è veramente uno strazio.

Mi domando come mai quest’anno sia andata così, insomma, la mia gestione stagionale delle piante ha sempre funzionato. Quelle sensibili al freddo sul pianerottolo (e quelle ci sono ancora, meno male, le vedevo ogni volta che uscivo), le altre sono piante decidue oppure piante grasse coriacee, che resistevano all’abbandono totale. Eppure c’è il deserto. Perché???? Vado dall’esperto, mio suocero, che mi dice ancora “te l’ho già detto mille volte, almeno un poco d’acqua ogni tanto devi darle, anche se sembrano morte e non hanno foglie”, io ribadisco timidamente “ma negli altri anni rimaneva sempre qualcosa”, lui risponde, “si, ma quest’anno c’è la siccità, c’è stata poca nebbia, un disastro per le piante, se non fai qualcosa tu, non rimane nulla”. Ecco, c’è la siccità.

Desolata tolgo le lucine, pulisco vasi, butto via cadaveri, mi domando come mai invece l’erbaccia va avanti comunque. Mentre faccio giardinaggio penso alla mia vita spirituale. Mi rendo conto che siamo di nuovo arrivati alle Palme e faccio un piccolo bilancio della mia Quaresima e mi rendo conto che la visione è molto simile a quella del balcone. Tanti propositi vuoti come i vasi da riempire, forse troppi, segno di un delirio di onnipotenza che non ha fine. Mi rendo conto che ho abbandonato buone pratiche, che non ho bagnato come si deve. Mi rendo conto che sono arrivata di nuovo qui con la speranza che qualcosa fosse rimasto in piede da solo. Ma c’è sempre meno che rimane, perché questi sono tempi di siccità e, se non prendiamo cura del giardino della nostra anima, poco ci resterà. Come con il balcone corro ai ripari, c’erto, sarà più dura, ci sarà da diserbare con forza, strappare radici, bagnare tronchi secchi con la speranza che rifioriscano. Penso che le nostre belle feste cristiane se svuotate da Cristo sono come quel mio balcone orribile decorato con le lucine: queste finiscono solo per esaltare la desolazione del contesto. Mentre sono lì a pensare tutto questo, prendo un vaso che ci era stato regalato da amici quest’inverno. Quella pianta era durata pochissimo ed io lo avevo abbandonato sul balcone con la pianta già morta ancora avvolto nella carta fucsia, aspettando di fare la separazione vaso, terra, carta per buttare tutto nel corretto contenitore in discarica. Per la mia sorpresa lì, dove meno me lo aspettavo, intravedo dei boccioli verdissimi che spuntano, la vita nuova che si prepara a esplodere!

Il cuore si riempie di gioia e penso che non sia mai tardi per ricominciare a fare le cose per bene.

Buona settimana Santa a tutti, che la gioia della Risurrezione possa invadere e riempire le vostre case!

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