Mia madre mi racconta che quando era piccola non si faceva l’albero di Natale a casa sua. In effetti, non ne aveva mai visto uno finché non ha accompagnato sua madre a fare una puntura ad una signora benestante. In quella casa la piccola Irene ha visto tre cose che l’hanno incantata: il telefono, le persiane e l’albero di Natale. Tornata a casa prese una piantina con le bacche ancora verdi, prese i colori e dipinse le piccole bacche, finendo la decorazione con del muschio. Suo padre, vedendo tutto ciò, decise di fare un albero di Natale. Si, perché c’erano stati momenti duri, ma le cose si erano sistemate, non era tanto una questione di soldi, ma di tradizione. Quando si sposarono, mia madre chiese a mio padre che l’albero di natale non mancasse mai a casa loro. Così è stato, anche in situazioni estreme abbiamo fatto l’albero.

Una volta, di ritorno da un anno di trasferta a Ilhéus, nello stato brasiliano di Bahia, dopo un viaggio estremo con 5 figli in una macchina da 5 attraverso 3.000Km di improbabili strade brasiliane fine anni 70, eravamo approdati nella nostra casa al mare. Eravamo ancora allo scuro, ma era la sola cosa che ci era rimasta. La trasferta ci aveva procurato un’esperienza umana meravigliosa e la rovina economica della famiglia, alla soglia di una delle peggiori crisi economiche che il Brasile abbia mai avuto. Lì avremo passato il Natale, perché alla casa che avevamo lasciato in città non saremo mai più tornati. Arrivati all’ultimo, non c’erano più alberi di natale in giro per comperare e gli addobbi erano, insieme a tutto l’arredamento, sul camion del trasloco. A quel punto siamo andati in giro per il paese a cercare un ramo di albero secco, lo abbiamo dipinto di argento e riempito di nastrini e decorazioni varie trovate in giro per casa. Non ci sarebbero stati nemmeno i regali, perché nel trambusto generale i miei non erano riusciti a comprarli. Io quel Natale me lo ricorderò sempre, avevo sei anni e, anche se non c’erano regali, è stato speciale!

Eravamo ancora una volta nel bel mezzo di un trasloco, questa volta il trasloco era verso la casa di proprietà a lungo sognata (dal Natale sopra descritto). Il problema è che non avevano ancora finito il cantiere, mancavano gli allacciamenti di acqua e di luce, insomma, era tutto sotto sopra. Avevo 21 anni, ero all’università, avevo progettato io questa casa, costruita con i sacrifici ed il lavoro di tutta la famiglia. Abbiamo deciso di passare il Natale là. Installazione di luci provvisoria, bacinelle di acqua, panche da cantiere e pavimentazione che mancava. Ma l’albero c’era, ed era enorme! Un altro Natale memorabile della nostra famiglia!

Anche se la mancanza delle persone care già andate a festeggiare il Natale insieme al nostro Re e alla Nostra Regina ci stringe il cuore, anche se qualcuno che ami sta lottando contro un’altra malattia, anche se in questo momento la distanza si fa più dura da sopportare, io amerò sempre il Natale. La grandezza e la bellezza di un Dio che si fa bambino, di un tutto che si fa nulla, di un Signore che si fida a tal punto della potenza della famiglia da consegnarsi ad una giovane coppia per irrompere nella nostra storia per salvarci. Come si fa a non piangere di gioia oh mio amato Dio Bambino?

“Glória in excélsis Deoet in terra pax homínibus bonæ voluntátis.”

(ma se mio fratello, che vive a Boston, mi manda un video come questo, io mi metto a piangere per due giorni di fila!)

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