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Quando vedo le immagini degli ultimi avvenimenti di Roma e leggo certi commentatori che spiegano come i black block siano un gruppo “estraneo” alla manifestazione pacifica, una realtà avulsa alla massa dei manifestanti, ho un attimo di sconforto. Certo che non si deve fare di tutta l’erba un fascio, lo so che tanti manifestanti non si sognerebbero nemmeno di compiere atti abominevoli come il massacro della statua della Madonna, per esempio. Alcuni degli “indignados”, quelli per i fiori, non per i cannoni, hanno addirittura cercato di fermare le falangi nere della manifestazione.

Tuttavia, non posso non ricordare la radice comune che anima questo tipo di manifestazione. Non riesco a non collegare i puntini, a non vedere un filo conduttore, una linea guida. Mi vengono in mente le parole del mio amico Enzo Peserico, parlando del 68, « Questa fusione emozionale dell’antimperialismo e del falso pacifismo unifica pulsioni libertarie, condotte sotto l’etichetta di liberazione sessuale e di femminismo, con idee “trendy” del periodo: antifascismo, antimilitarismo, antiborghesia » *. L’anti, il “NO!” a tutto ciò che é ordine, tradizione, autorità. Quel verme malefico della disubbidienza che ci corrode le viscere da quando lo abbiamo ingerito, insomma, dalla mela in poi.

In particolare, dal 68 in poi, a modo di Alien, questo parassita è uscito allo scoperto, ha preso forma e corpo. E noi, geni che non siamo altro, lo abbiamo fatto idolo. Abbiamo alimentato a tal punto le nostre pulsioni viscerali che ora rischiamo di venir soffocati da esse. La libertà senza la responsabilità, l’amore senza il sacrificio, tutto è lecito in nome del dio me stesso. Abbiamo urlato così forte e per così tanto tempo che “è vietato vietare”, che abbiamo finito per crederci che fosse un bene.

Il problema nasce quando qualcuno, dieci o trecento, eccedono la quota. Allora caschiamo tutti dal pero. Ma come? Così bravi ragazzi! Così giusta “la causa”! Si, si, “la causa”. Quanta distruzione inutile e quanto sangue versato per “la causa”, per “la RIVOLUZIONE”. Ecco, non riesco a non collegare queste frange tutt’altro che impazzite (la pazzia sarebbe un comodo alibi, quelli erano lucidissimi) con la massa dei manifestanti, anche se la massa dei manifestanti, di questo sono convinta, non se ne renda conto di far parte dello stesso gioco. Il fiore ed il cannone a servizio dello stesso padrone.

*PESERICO, Enzo, “Gli anni del desiderio e del piombo. Sessantotto, terrorismo e rivoluzione” – Edito da SugarCo, 2008

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